Normandia, onde creative

Scritto da Luciana Francesca Rebonato. Postato in Destinazione Europa

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Non c’è tratto del litorale normanno che non sia celebre grazie a un quadro, a un libro, a un film. Monet dipinse Le Havre al levare del sole, Pissarro intitolò una delle sue tele più famose “L’avant port du Havre, matin de soleil”, mentre le scogliere di Étretat, la “perla della Costa di Alabastro”, sono state immortalate dai pittori Corot, Delacroix, Courbet e Matisse, usate come scenario dei libri di Maupassant e filmate da registi del calibro di Lelouch, Leconte e Chabrol.


La spiaggia di Deauville sarà sempre la cornice “clou” del film “Un uomo, una donna” mentre la piccola Honfleur ha avuto due illustri inquilini: Allais, maestro di scritture brevi e umanistiche e Satie, il compositore al quale la cittadina ha dedicato un museo.

Normandia: molte vele, molto vento, falesie come biscotti friabili, colori netti anche non in quadricromia: le Havre è bianca tanto quanto Dieppe è nera, il resto della Normandia costiera è tutta un susseguirsi di paesini, località suggestive per amanti del mare con santuari resi sacri da artisti.
I pascoli sopra le falesie sono una costante del paesaggio normanno, con l’Atlantico che respira e porta con sé una lieve brezza. A Étretat e a Criel-sur-Mer può capitare che la roccia si sgretoli e si tuffi in mare, episodi naturali che non si possono verificare né a Deauville né a Trouville, adagiate su spiagge che sono vaste praterie sabbiose.
Al mattino presto gli zoccoli dei purosangue si imprimono nel litorale umido di risacca di Deauville, i garretti vengono leniti con l’acqua salata dopo aver corso nei vicini ippodromi della Toques e di Clairefontaine. Uno spettacolo ritmato dalla canzone del mare, come l’arrivo dei pescherecci carichi di pescato a Port-en-Bessin – primo porto di pesca della Normandia -, con i pescatori che ammassano le seppie con le pale e ne riempiono cassette dai colori sgargianti, mentre sulla banchina uno di loro le issa con il verricello, un altro le ricopre con secchiate di ghiaccio tritato mentre nella scena colpiscono le mani da cui gocciola l’inchiostro.

Il legame con l’oceano è incredibile, molti pescherecci partono da Fécamp per andare a pescare in Terranova per trovare il morue, il merluzzo, e le hareng, le aringhe, protagoniste a fine novembre di una sagra dove vengono cucinate divinamente. La pesca è vita, a Fécamp, che le dedica un intrigante museo in cui ripercorrere la storia di quest’antichissima attività con i relativi strumenti per la navigazione, l’abbigliamento, le apparecchiature per l’affumicazione. Appeso ai fili e nella chiesa del villaggio di Sainte-Mère-Eglise è invece il manichino di un paracadutista, a ricordo di John Steele, il parà americano che il giorno dello sbarco in Normandia – per l’esattezza la notte tra il 5 e il 6 giugno del 1944 – rimase appeso al campanile della località. Nella quale tornò più volte per rievocarne l’episodio, impresso anche nel film “Il giorno più lungo”.


Luciana Francesca Rebonato
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